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13 luglio 2005

sbarco cinese

La proposta è di quelle alle quali apparentemente non si può dire di no.
Prima o poi doveva accadere, e il momento è arrivato: sbarcata la prima automobile cinese sui mercati europei.
L'avvio dello "sbarco in Europa" è dato dalla Landwind, un SUV costruito su licenza dalla Jiangling e importata da Peter Bijvelds, un intraprendente concessionario olandese, che promette i primi 500 esemplari nel giro di poche settimane. A prezzi stracciati, come tutto quello che viene dalla Cina. Tenetevi forte: solo 15.000 euro per una replica della Opel Frontera, che diventano 16.950 aggiungendo tasse, immatricolazione e orpelli vari. Una cifra comunque concorrenziale. E un'autentica sfida per i mercati europei.
Perché il SUV ultraeconomico della Jiangling è in vendita, e con una dotazione di tutto rispetto. C'è il rischio di una fregatura? C'è ma non si vede: è ben nascosta sotto il cofano. In apparenza, infatti, la Landwind è una Opel Frontera, ma le versioni più economiche sono a due ruote motrici e i motori sono Mitsubishi, 2.0 da 114 CV, 2.4 da 125 CV e 2.8 diesel da 92 CV (ovviamente non Euro 4).
CHE COS'E' LA JIANGLING
Jiangling Motors Corp. Ltd (JMC), 509, Ying Bin Da Bao, Nanchang, Jiangxi Province, Cina.
azienda statale che dal 1984 produce veicoli commerciali leggeri su licenza Ford e Isuzu e fra gli altri c'è anche un Transit vecchia serie. Attorno alla Jiangling ruota un network di 19 aziende satellite che producono pick-up e SUV su licenza. Fra queste, la Landwind, vettura che sta per arrivare in Europa, importata da Landwind Bijvelds Europe (www.jmclandwind.nl).
Telaio e carrozzeria sono quelli della Opel Frontera, a parte la mascherina e il logo, che sono quelli dell'azienda cinese. E proprio di assemblaggio si tratta. Il SUV cinese, infatti, è una sorta di puzzle nel quale la meccanica è Mitsubishi, La trazione integrale è prevista solo per le versioni 2.4 e 2.8 e i motori sono di vecchia produzione, non particolarmente prestazionali, ma robusti.
LA CINA È GIÀ QUI
mettiamocelo in testa. Altro esempio?
I carrozzieri torinesi si danno grande impegno ad aprire uffici di corrispondenza tra Shangai e Pechino, mentre le Case cinesi silenziosamente sbarcano in Piemonte.
La Anhui Jianghuai ha inaugurato nella cintura torinese il primo centro stile di una marca cinese in terra europea. L'apertura di questo centro di Ricerca e Sviluppo è tutt'altro che una mera operazione d'immagine: l'intenzione della Casa, che attualmente produce soprattutto veicoli commerciali, è di esordire entro breve nel mercato delle "passenger cars" e ha già in programma di presentare tre nuovi modelli nei prossimi anni: una berlina alto di gamma (già disegnata), - una tre volumi media e un'utilitaria (e a progettarli sarà, appunto, il centro stile della Anhui a Torino). Che assume. Cinesi.




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13 luglio 2005

motore dell'anno

Ci sono numerose ragioni che hanno convinto i giornalisti di 26 nazioni a nominare questo, il motore V10 BMW da 5 litri, Best New Engine 2005.
Con questa frase, l'UK & International Press Automotive Magazines introduce le motivazioni relative alla premiazione del propulsore germanico. Gli International Engines of the Year Awards, nati in sordina sei anni fa, diventano onorificenze sempre più ambite dai costruttori, molto proficue se opportunamente “trattate” dal punto di vista commerciale. Ma non sono soltanto questo, ovviamente. Sono, innanzitutto, la “celebrazione” della Meccanica in quanto elemento fondamentale del prodotto Automobile. Ciò nonostante le tendenze attuali siano quelle di un eccessivo “pudore” nei confronti dei propulsori, che sono sempre più nascosti sotto complessi impalcati scenici in materiale plastico, validi esteticamente, ma per certi versi mortificanti.

La giuria degli awards 2005 è composta sempre da 56 giornalisti “selezionati”, appartenenti a 26 nazioni. I giurati sono chiamati ad esprimersi in relazione ai propulsori prodotti negli ultimi sei anni, suddivisi, per cubatura, in otto categorie:
o Fino a 1000cc;
o Da 1000 a 1400cc;
o Da 1400 a 1800cc;
o Da 1800 a 2000cc;
o Da 2000 a 2500cc
o Da 2500 a 3000cc
o Da 3000 a 4000cc
o Oltre 4000.
Inoltre, esistono altre due categorie “out sider” relative alle migliori prestazioni e al minor consumo. Tutti i propulsori in classifica, poi, vengono ulteriormente valutati per eleggere il “Miglior Motore dell’Anno”.
Il 2004 è stato l’anno del “Sol Levante”, in tutti i sensi: i giapponesi han fatto il pieno nella maggior parte delle categorie (vedi motore Wankel), dando un pesantissimo “schiaffo morale” a chi, in Europa, credeva di essere insuperabile (per saperne di più, clicca qui). Gli effetti ci sono stati, a quanto pare, e quest’anno la situazione si è quasi ribaltata: il 2005 è l’anno dei Tedeschi.
Fermo restando che i propulsori nipponici che meglio erano emersi lo scorso anno, gli ibridi da 1 e 1,5 litri delle Honda Insight e della Toyota Prius, sono stati riconfermati nelle rispettive categorie; la BMW ha fatto manbassa. Padrone incontrastato della scena è stato il V10 da 5 litri, patrimonio di M5 e M6. Ad impressionare la giuria internazione sono stati, in primis, i valori di coppia e potenza massime, rispettivamente 520 Nm e 507 cv ottenuti, tra l’altro, rispettando le norme anti pollution LEV2, per gli Stati Uniti, e le nostre “care” EURO4. Si tratta solo di un “biglietto da visita”, non c’è dubbio, visto che il plurifrazionato di Monaco è un autentico capolavoro ingegneristico: leggerissimo, appena 240 kg, riesce a girare fino all’incredibile regime di 8250 rpm. Merito di un equilibratura da primato, a cui collaborano uno studio raffinato della distrbuzione (il variatore di fase continuo Vanos è ormai uno standard su entrambi gli alberi a camme) e delle parti in moto alternato (i pistoni in alluminio pesano appena 481 g). Il V10 BMW, vincitore nella categoria principe, in quella riservata alle migliori prestazioni e tra i propulsori con cubatura “over” 4.0, ha tenuto costantemente testa al V8 4300 Ferrari, classificatosi secondo nelle tre categorie di cui sopra, mantenendo tra i due un distacco medio di quasi 98 punti.
Sempre in BMW son giunti riconoscimenti anche per altre due unità, il 3 litri bi-turbo a gasolio e il 3.2 della M3. Vincitori delle rispettive categorie di appartenza, per cilindrata, il turbodiesel ha impressionato soprattutto per il sistema di sovralimentazione, a doppio stadio, che conferisce un’elasticità eccezionale: 560 Nm di coppia che regalano, secondo alcuni giurati, sensazioni degne di un buon V8 a benzina. Infine il “classico” sei in linea della M3. Il 3200 attuale, già vincitore assoluto dell’edizione 2001, vanta contenuti tecnici assimilabili al grande V10. Doppio Vanos, pistoni in alluminio con trattamento alla grafite e due processori da 32 bit, capaci di 25 milioni di operazioni al secondo, contribuiscono ad ottenere i 343 cavalli necessari a trasformare una Serie 3 Coupè in un fulmine... un fulmine che consuma appena 8,5 litri per 100km!
Chiusa la parentesi BMW, che ha primeggiato in cinque categorie su undici, resta il 2 litri turbo FSI del gruppo Volkswagen. L’abbinamento turbocompressore-iniezione diretta, ha permesso lo sviluppo di un motore eccellente. La curva di coppia, piatta tra i 1800 e i 5000 rpm, e i 200 cavalli a 5100 giri parlano da soli. Obiettivamente, il miglior propulsore Volkswagen degli ultimi anni, veloce e potente, ma anche sfruttabile, equilibrato e parco nei consumi.
Questo e quanto si è portata a casa la Germania. Poco spazio è rimasto per gli altri costruttori. Nelle under 1000, come detto in apertura, ritroviamo la Honda Insight con tecnologia ibrida, mentre nella classe immediatamente superiore, troviamo il 1.3 multijet, ex appannaggio esclusivo di Fiat ed oggi in “comproprietà intellettuale” Fiat-General Motors. Risalendo ritroviamo il 1.5 HSD della Toyota Prius, vincitore anche nella categoria “minor consumo” e tra i propulsori con cubatura tra 2.5 e 3.0 c’è il 2.2 turbodiesel ad iniezione diretta della Honda Accord, primo turbodiesel prodotto in Casa Honda.
Un classico “ribaltone”, quindi, con i tedeschi che hanno risalito la china alla grande.
Volendo indagare sulle motivazioni, bisogna riconoscere più che un improvviso salto di qualità teutonico (i livelli sono più o meno gli stessi rispetto a dodici mesi fa), una progressiva diffusione della tecnologia ibrida, dominatrice incontrastata della passata edizione ed oggi ridotta quasi a mera operazione pubblicitaria.
Non che l’ibrido non sia più valido: resta uno dei più efficaci sistemi per ridurre accettabilmente consumi ed emissioni e nessuno dirà mai il contrario; il problema è relativo all’uso che se ne fa. Fin ora, ibrido era sinonimo di vettura “laboratorio” realizzata ai fini di una mobilità intelligente e – quasi – sostenibile. L’ultimo anno, però, ha visto nascere alcune modelli che paiono quasi come una contraddizione del tema: gli ibridi montati sui SUV. Il 2.3 della Ford Escape e il V6 da 3.3 litri della Lexus RX400h, seppur intelligenti e raffinatissimi dal punto di vista tecnico, sono un po’ in contrasto con l’obiettivo primario della tecnologia: l’ecologia. Realizzati solo come vetrina - un SUV sportivo, veloce, lussuoso, inarrestabile e dai consumi finalmente “normali”, come appunto la RX400h, piacerebbe a chiunque - di fatto hanno inflazionato, agli occhi di qualcuno, il valore intrinseco della tecnologia: non sono andate oltre il secondo posto nelle rispettive classi di appartenenza.
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Miglior motore dell'anno
BMW 5.0 V10 251
Ferrari 4.3 V8 146
Toyota 3.3 ibrido 133
Porsche 3.8 130
BMW 3.0 diesel bi-turbo 121
Honda 3.0 ibrido 90

Minor consumo
Toyota 1.5 ibrido 220
Toyota 3.3 ibrido 120
Fiat-GM 1.3 diesel 105
Honda 1.3 ibrido 88
BMW 3.0 diesel bi-turbo 75
Honda 3.0 ibrido 72

Migliori prestazioni
BMW 5.0 V10 294
Ferrari 4.3 V8 203
Mercedes AMG 6.0 bi-turbo 126
Porsche 3.8 105
GM Chevrolet 6.0 V8 60
Chrysler Dodge 6.1 V8 59

< 1000cc
Honda 1.0 ibrido 302
Smart Brabus 698 cc 181
Toyota 1.0 141
Ford 1.0 Turbo 94
Smart Diesel 83
Suzuki 1.0 71

da 1000 a 1400cc
Fiat-GM 1.3 diesel 225
Honda 1.3 ibrido 218
Peugeot-Citroën/Ford 1.4 diesel 138
Volkswagen 1.4 FSI 94
Toyota 1.4 diesel 54
Dahiatsu 1.3 49

da 1400 a 1800cc
Toyota 1.5 ibrido 365
Toyota 1.8 VVTL-i 123
Peugeot-Citroën/Ford Diesel 1.6 diesel 104
Mini 1.6 Supercharged 97
Volkswagen 1.6 FSI 60
BMW 1.8 Valvetronic 57

da 1800 a 2000cc
Volkswagen 2.0 Turbo FSI 151
Honda 2.0 (S2000) 140
BMW 2.0 diesel 125
Subaru 2.0 turbo 111
Mitsubishi 2.0 89
Honda 2.0 (Civic) 73

da 2000 a 2500cc
Honda 2.2 diesel 164
BMW 2.5 154
Ford 2.3 ibrido 79
Mazda 2.3 Turbo 77
BMW 2.5 sei cilindri 76
Honda 2.2 (S2000 USA) 75

da 2500 a 3000cc
BMW 3.0 diesel bi-turbo 296
Honda 3.0 ibrido 181
BMW 3.0 157
Mazda RENESIS (RX8) 116
Porsche 2.7 94
Jaguar 2.7 diesel bi-turbo 78

da 3000 a 4000cc
BMW 3.2 (M3) 243
Porsche 3.8 218
Toyota 3.3 ibrido 167
Nissan 3.5 114
Porsche 3.6 Turbo 85
Mercedes 3.5 67

> 4000cc
BMW 5.0 V10 260
Ferrari 4.3 V8 163
Volkswagen 5.0 diesel V10 142
Mercedes AMG 6.0 bi-turbo 140
Chrysler Dodge 5.7 V8 74
Aston Martin 6.0 V12 66




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11 luglio 2005

patente no, anzi sì

La sospensione della patente di guida ha natura cautelare e deve intervenire in tempi ragionevoli. Altrimenti, la sospensione decade. E' quanto a deciso un GIUDICE DI PACE DI GALLARATE, Sentenza n. 543 del 08/04/2005
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Il Giudice di Pace di Gallarate ha stabilito che la sospensione cautelare della patente - ex art. 223, 2° comma, C.d.S. -   avendo natura prevalentemente cautelare deve intervenire in un lasso di tempo ragionevole dal fatto lesivo trovando  giustificazione nella necessita’ di impedire nell'immediato, prima che sia accertata l'eventuale responsabilita’ penale, che il conducente del veicolo possa reiterare una condotta che arrechi ulteriore pericolo alla altrui incolumita’.
Nel caso di specie il provvedimento Prefettizio di sospensione della patente fu emesso dopo circa 2 anni e 5 mesi dal sinistro: e cioe’ ad una distanza di tempo tale dal fatto da essere ormai venute meno le esigenze cautelari alle quali detto provvedimento e’ preordinato.
Il  Giudice di Pace non solo ha annullato  il suddetto provvedimento in quanto illegittimo, ma altresi’ ha condannato la Prefettura alle  (anche se non totalmente) spese del giudizio di opposizione: e cio’ in controtendenza rispetto alla non condivisibile prassi giudiziale di compensare le spese legali nelle cause di opposizione a sanzioni amministrative allorquando e’ convenuto un organo periferico dello Stato.
Un piccolo passo verso la logica giudiziale?




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11 luglio 2005

meno xeno più fobie?

La Camera dà il via libera alla proposta di legge che elimina la detenzione per alcuni reati di opinione
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ROMA - Meno carcere per chi fa propaganda o istiga al razzismo. E solo una pena pecuniaria per chi offende o insulta il tricolore. L'Aula della Camera da’ il via libera alla proposta di legge che elimina la detenzione per alcuni reati di opinione. Ed e’ subito scontro tra An e Lega.

Il clima tra i poli sul fronte della Giustizia e’ gia’ teso da giorni. La Cdl accelera sulla riforma dell'ordinamento giudiziario e stabilisce che il dibattito a Montecitorio sia limitato ai soli 4 punti sollevati da Ciampi quando ha rinviato il testo alle Camere. Mentre al Senato incardina gia’ da domani il provvedimento 'riduci prescrizione' ribattezzato dall'opposizione 'salva-Previti'.

In questa situazione, l'esame della proposta di legge sui reati di opinione parte subito litigiosa. In Aula, infatti, il Carroccio sostiene a spada tratta un emendamento, firmato dalla commissione, che distingue tra chi propaganda idee fondate sulla superiorita’ e l'odio razziale e chi invece istiga a commettere o commette atti di discriminazione. Prevedendo per i primi solo una multa da 2 a 6.000 euro e per i secondi il carcere fino a tre anni, mentre la legge attuale prevede una pena detentiva fino a tre anni. Ma la proposta di modifica piace poco sia all'opposizione, sia ad An. Tanto che il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa propone subito di cambiarla.

Il centrosinistra gia’ in commissione l'aveva bocciata quando a presentarla era stata la Lega. Affermando che si trattava di una norma che sarebbe servita solo "a risolvere i guai giudiziari di Umberto Bossi e dei militanti del Carroccio". Mentre An, come spieghera’ anche in seguito La Russa, non puo’ accettarla perche’ troppo 'soft' con i razzisti.

Si studia quindi un compromesso, e si mettono ai voti sia il sub-emendamento-compromesso', che lascia il carcere fino ad un anno anche per chi fa propaganda prevedendo una multa in alternativa, sia la proposta di modifica della commissione. Ma tutti e due vengono bocciati. Il primo con voto palese e il secondo con voto segreto.

La Lega si innervosisce e An anche. La Russa accusa addirittura di "ignavia" il presidente della commissione Giustizia- Pecorella (guarda che binomio) che aveva annunciato il suo voto contrario alla 'mediazione' contestando che si lasciasse la previsione del carcere. Ma alla fine si cerca di tenere i nervi saldi. Il Guardasigilli difende l'emendamento che era stato messo a punto dalla commissione. In piu’ mette in guardia dal pericolo di dare "armi a qualche magistrato illiberale per colpire le idee di qualcuno".

L'articolo 'incriminato' (il 7), quello 'anti-razzista', viene accantonato. E si approvano cosi’ altre norme che fanno discutere, come quella proposta ad esempio dalla Margherita che trasforma in pena pecuniaria anche la condanna al carcere gia’ passata in giudicato.

Alla fine, i deputati dei due poli fanno a gara a chi difende meglio e di piu’ la liberta’ di espressione. La proposta e’ quella di votare gli altri emendamenti all'articolo 7 che 'ricalcano' in parte la mediazione bocciata poco prima. In sostanza si tratta di lasciare la pena detentiva sino ad un anno e sei mesi o la multa fino a 6.000 euro per chi propaganda idee razziste o istiga a commettere atti di discriminazione. L'Aula approva. L'intero testo passa con 227 'si'', 166 'no' e 23 astenuti.

La Lussana e Castelli escono soddisfatti. "E' un primo importante passo avanti - dichiara la responsabile Giustizia del Carroccio - e spero che anche al Senato possano approvare il provvedimento in tempi rapidi. Quella per difendere la liberta’ di opinione e’ sempre stata una delle nostre battaglie".

Decisamente meno convinto il commento del capogruppo dei Ds Anna Finocchiaro: "Nel fuoco incrociato, al Senato della Cirielli, che serve a salvare esponenti di Forza Italia, e alla Camera della riforma dei reati di opinione, che serve a salvare esponenti della Lega, il segnale dato al Paese e’ quello di un indebolimento della risposta della Repubblica rispetto ai reati di razzismo e xenofobia. Anche oggi abbiamo assistito a uno scambio di favori tra i partiti di governo...".

Fonte: Ansa




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11 luglio 2005


Innanzitutto, un grazie per il benvenuto a chi ha avuto la cortesia, e il coraggio, di darmelo in risposta al post.

Oggi ci terrei a farvi notare la notizia, data anche sul blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), in cui si fraseggia sul

Giornalismo giudiziario

Finalmente una buona notizia, spesi 180 mila euro di soldi pubblici per informare i cittadini.

La cosa stupefacente è che a informare su un processo a carico della Fininvest, che averrà il 28 ottobre 2005 con 14 indagati tra i quali Berlusconi e Confalonieri, sia un giudice e non un giornalista.

E lo fa attraverso quattro pagine sul Corriere della Sera pagate 180.000 euro per informare le migliaia di parti lese che dovranno presentarsi al processo (anche il Corriere della Sera, se lo si paga, dice cose vere).

E' nata una nuova figura, il giudice giornalista.

E i commenti degli altri giornali non sono stati di grande sostanza, spiegando, a esempio, che tipo di processo sia, come si è sviluppato, perchè si debba fare. Invece, erano pieni di interviste fatte a dei "fantasmi governativi" che esprimevano sdegno, follia, scandalo e sperpero di denaro pubblico.

"La cosa più bella -dice Grillo- l'ho letta su la Repubblica.
Uno di questi fantasmi ha detto: una cosa cosentita dalla legge non vuol dire che sia necessaria. Potevano essere utilizzati altri mezzi per notificare il processo alle migliaia di parti lese (alcune delle quali irrintracciabili - ndr).
Ma quali altri mezzi? Un ufficiale giudiziario a casa di migliaia di persone per informare tutti? Rischiando così di mandare in prescrizione il reato, come è successo nella causa Fininvest All Iberian.
Un grazie al giudice Paparella, che in passato assolse Berlusconi per il processo di Villa Macherio (Berlusconi di lui disse: "Finalmente ho trovato un giudice a Berlino"), per aver speso bene anche la mia parte di denaro pubblico".

P.S. Per riavere indietro i soldi spesi è sufficiente condannarli; le spese verranno addebitate come spese processuali.

Grazie a Beppe Grillo o a Paparella?




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8 luglio 2005

a volte lo stomaco si ribella

Mi si gonfiano le vene, e lo stomaco comincia a ribellarsi impietosamente quando sento e leggo frasi retoriche alla “Prodi e Fassino”, che additano il terrorismo ma allo stesso tempo avviliscono ogni forma di lotta concreta. E questo lo dice uno che anche a questo governo manderebbe volentieri severe bacchettate. Oggi, Ferrara ha scitto sul suo ilFoglio: “La guerra che il terrore islamico conduce contro la democrazia non ha frontiere. Loro lo sanno bene. E noi?”
Ebbene. Come si può stabilizzare l’economia, nostra, se non si riesce a stabilizzare la sicurezza, ordinare almeno un pochino Paesi come l’Iraq e a mettere in condizioni di non nuocere la teocrazia iraniana. Paesi, peraltro, che influenzano non poco una variabile economica come il prezzo del petrolio.
L’ambasciatore egiziano a Baghdad era una porta sul futuro, primo ambasciatore in Iraq di un Paese islamico moderato, esempio della possibile crescita di un Islam moderato. Un motore appena avviato. Ce lo siamo fatti spegnere sotto il naso, mentre era sufficiente un po’ di attenzione.
Sembra uno sberleffo, il fatto che mentre nella riunione dei paesi più industrializzati del mondo si parla di fame ed ecologia, il terrorismo trova un altro modo terribile per imporsi all’attenzione assoluta. Oggi siamo tutti londinesi, come giustamente ripete, finalmente, anche P Fassino. Per quanto, ci sia consentito, noi londinesi a modo nostro, lui a modo suo. Intanto, il petrolio ha superato i 61 dollari al barile.

Infine, consentitemi, lo stomaco ringhia anche quando vedo pseudo giornalisti scrivere pseudobanalità (a proposito, il “grande” ciccio non ha passato l’esame? mi dispiace. Io, quando mi è toccato, l’ho superato al primo turno, mettendo perfino in crisi una “dura” come la Palombelli. ndr). Ogni riferimento a fatti e persone, naturalmente, è puramente casuale (vista la sucettibilità, non si può mai sapere). Quasi quasi, apro un blog. Mi sopporterete?




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